Spiga

Fondi Immobiliari Statali e il Piano Casa del governo

Buongiorno (o buonasera, a seconda dei casi) a tutti i lettori del Kennedy 6,
direttamente da Milano, produco finalmente anch’io un contributo alla nostra causa.
In particolare mi piacerebbe approfondire con voi un tema, vale a dire la modalità tecnica di realizzazione del Piano Casa che il Governo si è detto pronto a varare entro pochi mesi.
L’articolo trae spunto da una testimonianza di Calyon, banca d’affari del gruppo Crédit Agricole, tenutasi durante una lezione di Sistemi Contabili Pubblici, nel corso di laurea in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali (CLAPI), Università Bocconi.
Direi di cominciare da un dato: l’intero patrimonio immobiliare potenzialmente alienabile di proprietà delle Amministrazioni Pubbliche italiane (Stato ed Enti locali) ammonta a circa 400 miliardi di euro, ai valori di mercato. Un bella sommetta, con la quale si potrebbero fare tante cosucce interessanti, tipo abbattere il debito pubblico.
Va detto, però, che una privatizzazione presenta due rilevanti problemi:
Non è detto che la valutazione dell’immobile sia congrua, cioè esattamente pari al suo effettivo valore;
Priva definitivamente l’Ente di un asset.
Vi invito a riflettere sull’ultimo punto: gli immobili di proprietà pubblica, infatti, non sono semplici beni disponibili, ma ricoprono spesso anche un’importante funzione sociale. Molti sono affittati a canoni calmierati, e la domanda di questo genere di alloggi è in continuo aumento, anche da parte delle classi medie. Un soggetto pubblico che abbia a cuore la propria mission non può quindi limitarsi a far cassa, ma deve considerare entrambi questi aspetti. Non è un caso, quindi, che negli ultimi tempi le vendite immobiliari in questo settore siano calate vistosamente.
Prima di scendere nei dettagli, è necessaria un’ulteriore precisazione. Di norma, la gestione immobiliare pubblica è deficitaria, presentando costi maggiori dei proventi.
Poiché mantenere nello Stato Patrimoniale “emorragie in mattoni” non corrobora sicuramente Enti anemici, la soluzione è stata individuata nei Fondi Immobiliari (recentemente incentivati, peraltro).


La loro descrizione (smagrita, non vi preoccupate!) è la seguente:
L’Ente conferisce immobili in un Fondo Immobiliare, ricevendo in cambio quote del fondo stesso. Allo stesso tempo, il quantitativo restante di quote viene sottoscritto, in percentuali variabili, da investitori privati e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo, gestito in ottica manageriale, si finanzia poi presso istituti di credito (dando in garanzia gli immobili di cui è costituito) per realizzare investimenti, per esempio in nuove case popolari. E’ provato che una gestione moderna e “privata” di questi assets riesce ad essere più efficiente di quella pubblica pur senza dimenticare le istanze sociali, eliminando le perdite strutturali prima citate, ed anzi generando utili, oltre alle remunerazioni per le banche finanziatrici.
Va da sé che questi utili sarebbero poi ripartiti tra Investitori, CDP ed Ente conferente, il quale riuscirebbe quindi a bloccare l’emorragia fissando un robusto laccio emostatico al proprio braccio immobiliare.
In alternativa, l’Ente stesso ha la facoltà di liquidare in qualsiasi momento le proprie quote di fondo, cedendo di fatto la proprietà delle costruzioni sottostanti, a condizioni però questa volta più congrue, in quanto risultanti da meccanismi consolidati di mercato.
In tutto questo, il ruolo chiave è ricoperto dalla Cassa Depositi e Prestiti: il suo ruolo di finanziatore, infatti, le permette di investire in nuove costruzioni, come prima accennavamo.
Probabilmente (ma ancora di certezze non ve ne sono) sarà proprio questo lo strumento privilegiato dal Governo per avviare il famoso Piano Casa, utilizzando dunque i Fondi come strumento per rispondere da un lato alla domanda sociale e dall’altro consentire un più efficace sfruttamento dell’enorme patrimonio immobiliare pubblico.
Ciao a tutti!!

Henry Sichel
Corso di Laurea in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali

Metodi pubblicitari per l'adv offline


Nuovi metodi pubblicitari in Buenos Aires, Argentina,

Quando il meccanismo dei media cambia, ed affiorano novità (i new media), bisogna portare l'advertising dove sono i consumatori, no?
E dove trovarli, sicuramente, se non in fila al semaforo? :)

Tiziano Tassi
CdL in Trade Marketing


Presentazione Ufficiale di Lucia TV, grazie al contributo di BNL – GRUPPO BNP PARIBAS

bnl_logoLucia TV e Oikosmos si presentano ufficialmente presso la Facoltà di Economia, domani 20 Novembre 2008.

 

L’Evento vedrà la partecipazione del Preside della Facoltà di Economia Prof. Gianpiero Lugli, il Capo Area di Reggio di BNL – GRUPPO BNP PARIBAS Dott. Angelo Tel, la stampa invitata e ovviamente i ragazzi dell’associazione e gli studenti di Economia.

 

Questo il programma della giornata:

    • Introduzione del Preside di Economia Lugli;
    • Presentazione di Oikosmos a cura del Presidente Tiziano Tassi;
    • Intervento di Angelo Tel, Capo Are Reggio BNL— GRUPPO BNP PARIBAS;
    • Intervento di Antonio Pedote, Recruitment Manager;
    • Eventuali domande e chiarimenti;
    • Saluti e ringraziamenti.

 

header_logo_bnpGrazie alla sponsorizzazione Oikosmos avrà  la possibilità di compiere un salto qualitativo necessario per migliorare la propria operatività.

Inoltre l’avallo di uno sponsor importante, esterno al mondo accademico, è sinonimo di attenzione ed apertura dell’Istituto alle nuove iniziative e di sensibilità nei confronti dei giovani, oltre che essere un importante incentivo al proseguimento del progetto.

 

A seguito della presentazione pubblicheremo i video dell’evento e le foto della giornata.

 

Ricordiamo che Oikosmos e BNL – GRUPPO BNP PARIBAS offrono un rinfresco a tutti i partecipanti al termine della presentazione.

 

Pepsi si tuffa nel social con una room su FriendFeed

Quando ho letto la notizia rilanciata sul blog di Aghenor, mi sono piuttosto incuriosito.

 

Pepsi che si “lancia” nel social? Strano vero?


Pepsi ha mostrato in anteprima i nuovi loghi e i nuovi pack delle lattine delle proprie bevande all’interno di FriendFeed, un meta aggregatore sociale.

I colori sono molto “forti” e il pack è minimalista. La linea è denominata Pepsi Cooler.

Se si prova a guardare meglio i loghi, si nota che ne sono stati disegnati di 3 differenti tipi:

2982697246_475362209d

2981794793_ea421aa0bb Personalmente apprezzo i nuovi loghi, e anche il design minimalista delle lattine. Quello che invece non apprezzo è il tono dei colori usati. Sono molto fumosi e brillanti, per non dire “moderni”.

La scelta di questo tono molto forte per l’occhio, che caratterizza ogni colore, si può forse interpretare nella maggiore visibilità a scaffale del prodotto.

In una selva di prodotti con caratteristiche differenti e messaggi informativi che rischiano di sovraccaricare la mente del consumatore, Pepsi vuole probabilmente puntare sulla visibilità del proprio prodotto, utilizzando un colore forte, un brand conosciuto e informazioni minime sulle caratteristiche della bevanda.

 

Può essere questo il motivo? Glielo chiedo nella room. =)

 

 

Tiziano Tassi

CdL Magistrale in Trade Marketing

 

 

Musica online: business per le Insegne? Risponde G. Zuliani, Direttore Marca Commerciale di Conad

Venerdì scorso abbiamo avuto la possibilità, a lezione congiunta dei corsi di Vertical Branding e Modelli di Acquisto e Consumo, di ascoltare la testimonianza di Giuseppe Zuliani, Direttore Marca Commerciale di Conad e Professore a contratto della Facoltà di Economia di Parma.

Premettendo che la lezione è stata piuttosto interessante, in particolare per ciò che ha riguardato lo sviluppo della private label nei Servizi, ho ritenuto interessante porre al nostro ospite una domanda sullo sviluppo di servizi di distribuzione di contenuti per l’intrattenimento.

 

Tesco OnlineIl mio dubbio nasceva dal confronto con i benchmark per il mercato distributivo, ovvero l’Inghilterra, osservando quello che un uno dei maggiori player (Tesco) ha fatto con il proprio store digitale.

 

Il business musicale online


Uno store di musica online permette (teoricamente, come vedremo) di risparmiare sul costo di magazzino e di distribuzione del prodotto. iTunes di Apple funziona così: una scelta molto ampia di prodotti (musica e prossimamente film) che si possono scaricare pagando un prezzo di 0.99 € a traccia o album a un prezzo complessivo minore.

 

E’ interessante vedere come le case discografiche si siano enormemente preoccupate di arginare la pirateria online e il p2p, senza preoccuparsi minimamente di contrastare la nascita e lo sviluppo del concorrente online made in Cupertino.

Infatti, dal grafico seguente è possibile notare alcune tendenze interessanti.

 

Il Mercato della Musica

 

Mercato della Musica

Quello che c’è da notare balza immediatamente all’occhio: si compra meno musica oggi, ma si compra più musica online.

 

Ciò è indubbiamente “merito” di due fattori: la pirateria (meno musica acquistata) e la diffusione di lettori mp3 (qualcuno ha detto iPod+iTunes?) che hanno reso obsoleto il CD (più musica acquistata online) e migliorato il processo di acquisto (vedi i punti di forza della Long Tail).

Il risultato è che dal 2003 al 2006 la quota del venduto online è cresciuta in modo esponenziale, raggiungendo circa il 10% (poco meno) di una torta da 10 miliardi di dollari. La proiezione per il 2012 è che le vendite abbiano un trend negativo che tende a stabilizzarsi, ma con un aumento della quota online nel canale che raggiungerà almeno il 40%.

 

Chiudendo questa breve parentesi e tornando al Dott. Zuliani, la mia domanda puntava a capire se anche da parte dei distributori italiani, e di Conad che si è dimostrata un’insegna molto dinamica e performante negli ultimi anni, vi poteva essere la volontà o la possibilità di imitare il concorrente inglese.

 

La risposta è stata un sostanziale no.

 

Al momento in Italia non vi sono condizioni tali per distribuire questo tipo di contenuti.

Le insegne non hanno la competenza per instaurare questo tipo di servizio, che risulta inoltre essere più costoso per il distributore di quanto si possa pensare, tant’è vero che in Italia mi ha parlato di una sola compagnia che offre servizi di questo tipo per lo storage e la gestione dei codici prodotto ed il costo è non è proprio una bazzecola.

Un’altra difficoltà è quella di “combattere” il leader del settore, Apple. conad_extIl fatto che l’iPod sia il lettore mp3 più diffuso, e che quando si collega al pc parta immediatamente iTunes, è una difficoltà non da poco quando la necessità è quella di creare traffico sul proprio sito di distribuzione di contenuti digitali. Una difficoltà davvero non indifferente poi, se si parla di un distributore non specialista (diverso può essere il caso di Mediaworld).

In Francia LeClerc ha provato a fornire un servizio di questo genere, ma ha venduto la sua piattaforma dopo 2 anni per le difficoltà di gestione e di business. Zuliani ha comunque aggiunto che gli spazi ci sono, anche se probabilmente non per un distributore.

 

E quindi?

 

Concludendo, raggiungere il break even a queste condizioni, per un distributore (in Italia poi), pare un’impresa non da poco, e forse sarà difficile vedere un Tesco “italiano” nel breve termine sotto questo punto di vista.

Lo sviluppo del branding distributivo nei servizi passa prima per altri mercati (penso a quello assicurativo, per esempio) che possono essere meglio “aggredibili” nell’ottica di uno sviluppo del business.

 

Questo, naturalmente, non significa che Apple non possa venire sfidata comunque in ottica di medio periodo, come sta pensando di fare Nokia con Ovi per il mobile (dovremmo parlare di convergenza, sviluppo di internet senza fili a lunga distanza, streaming e business model.. Ma questo è un altro post ;D ).

 

Tiziano Tassi

Cross posted da: Tiziano Tassi Blog

 

MMF 2008 – Internet e crisi: l’opportunità per le aziende

Intervento video di Marco Camisani Calzolari, al Mediolanum Market Forum che si è tenuto oggi a Milano, presso la sede della Borsa a Palazzo Mezzanotte.

 

Internet come opportunità per le aziende: non solo pubblicità, ma anche miglioramento per l’efficienza interna.

 

 

Mediolanum Market Forum 2008: Problemi ed Opportunità

ideogramma

 

L’ideogramma cinese CRISI (Abunai = problema, Ki = opportunità)

Oggi si terrà a Milano il Mediolanum Market Forum, presso Palazzo Mezzanotte, a Piazza Affari. Abbiamo ricevuto dall’organizzazione l’opportunità di accedere all’evento con la possibilità di riprendere i momenti salienti della giornata.

Parteciperanno grandi nomi del panorama imprenditoriale e giornalistico italiano: una ghiotta occasione per imparare e capire cosa succede in un momento delicato e importante come quello attuale.

 

Infatti la giornata ruoterà attorno al tema della Crisi finanziaria in atto, crisi che porta minacce ma anche opportunità.

Problemi e opportunità: per chi studia che scenari si aprono?

 

I recenti colpi che la crisi in atto ha assestato all'intero sistema economico hanno ampliamente cambiato gli scenari in cui gli attuali operatori opereranno, e influenzeranno sicuramente gli scenari futuri in cui i nuovi operatori cominceranno ad operare.
Questi cambiamenti possono essere inizialmente visti come un problema: quasi sempre il nuovo che avanza rappresenta un'incognita e le novità incutono sempre un certo timore. Tuttavia bisogna sapere cogliere il momento e considerare questi cambiamenti, che oserei dire epocali, non tanto quanto un problema ma piuttosto come un'opportunità da saper cogliere.

 

m_market_f3Infatti ad ogni studente di economia viene insegnato a ragionare di fronte ai problemi non solo in termini di minaccia, ma  anche in termini di opportunità: potremmo, usando una metafora,  paragonare il cambiamento delle condizioni economiche al lanciare in aria una moneta; si presuppone che questa abbia due facce: la faccia della minaccia e quella dell'opportunità.

 

Questi cambiamenti, micro e macroscopici, devono essere una fonte da cui l'attuale studente deve trarre determinati insegnamenti e capire che le decisioni sbagliate o troppo avventate rischiano in seguito di avere pesanti ripercussioni economiche. È un po' come il concetto di imparare dalla storia: si dice spesso che "la storia è maestra di vita" e ci insegna che certi errori non si dovrebbero più commettere al fine di evitare che si ripetano eventi negativi.

 

Noi studenti dovremmo quindi trarre insegnamenti da ciò che ci sta succedendo in questo periodo, capire dove gli altri hanno sbagliato e cercare di non ripetere gli stessi errori in futuro.

 

Almeno questo è l'auspicio; non sempre la storia riesce a insegnare o non sempre gli studenti riescono a imparare dalla Maestra.